4 giorni di mare e vela

Dalla coperta finalmente agito la mano per salutare gli ultimi ospiti. Sono state tre settimane lunghissime, faticose ma allo stesso tempo hanno fatto si che l’equipaggio qui sul wally diventasse più unito.

La difficoltà di questo imbarco è soprattutto che siamo sempre all’ancora quindi non abbiamo la possibilità di passeggiare anche solo per 10 minuti, soli, senza nessuno accanto.

È un po’ un dejavou… il profondo nord torna chiaro nella mia mente. In effetti alle Svalbard sono stati 5 mesi, non 3 settimane, senza la possibilità di camminare sola. È per questo che il mio amico scrittore Michele Marziani aveva giustamente elaborato il titolo per il libro in “mai più senza fucile” proprio perchè senza un fucile alle Svalbard è vietato andare in giro per colpa degli orsi bianchi. Ovviamente al mio editore il titolo non è piaciuto!

Arriviamo in porto nel nord della Sardegna solo verso le 16. Una spesa veloce, con la mente totalmente annebbiata dalla stanchezza. Speriamo di aver preso tutto!

Partiamo dopo una pizza che con tutto quel glutine da il colpo di grazia alle poche cellule del cervello rimaste sveglie. È mezzanotte, le cime vengono portate a bordo. Il primo turno lo faccio io con il comandante. Il tempo di uscire dal dedalo ed è già ora di andare in cuccetta. All’alba le vele vengono issate. Si decide per una mano alla randa (abbiamo un albero di 50 metri) e la trinchetta.

Seguo con attenzione il susseguirsi di ciascun equipaggio al timone. Sorridono tutti! Il capitano mi guarda dritto negli occhi “dopo tocca a te lo sai no?” gulp! Sono 4 anni che tra una cosa e un’altra al timone di una belva così ci sono stata pochissimo. “Mi darai qualche dritta, vero?” rispondo al poliglotta skipper. “Prendilo!” mi esorta. La pala del timone di questo cavallo selvaggio è molto profonda, la chiglia arriva fino a 5 metri di profondità. La forza che il mare esercita sulla pala e di conseguenza sul timone è intensa, non ci si può distrarre. Mi dice fondamentalmente di seguire la rotta e di evitare di bagnare tutti in coperta cercando di attutire le onde che arrivano a dritta di bolina larga. Pian piano, dopo aver bagnato i due ragazzi in coperta, inizio a prendere il ritmo. Con solo 12 nodi di reale tocco i 13.6 di velocità…. goduria pura!

Osservando il mare

Dopo pochi minuti il capitano “ vai che è una bellezza… io vado sotto coperta per un po’, te vedi di non scontrarti con niente e nessuno!”

Sola, io e la sexi wally. Dopo una mezz’ora il capitano torna. Sale sul boma e inizia a scattarmi foto… poi scende si avvicina e continua a scattare. Il mio viso e i miei occhi parlano.

Io e lei

Andiamo avanti così tutto il giorno. Cucinare è faticoso ma sono così piena di energie che il tutto scorre senza intoppi.

Dopo una giornata piena di vela, pian piano il vento diminuisce e tutto torna a scorrere nei ritmi dei turni. Durante la navigazione si susseguono diversi incontri e avvenimenti: la luce rossa intermittente della bocca di Stromboli, la faticosa uscita dal porto di Reggio Calabria per fare rifornimento di gasolio, lo stretto di Messina, il ponte di Patrasso dove sono ammesse solo barche con un albero massimo di 45 metri e il seguente corricorri per togliere la bandiera che sventola in cima al nostro palo portandolo all’altezza di 53 metri, il canale di Corinto per la prima volta in notturna… e poi finalmente Samos. Arriviamo alle 9. Una doccia e usciamo tutti insieme per la classica festa post navigazione. Con le occhiaie ma con il sorriso.

Un commento su “4 giorni di mare e vela”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

17 − nove =