Cara volvo ocean race, le donne non devono conquistarsi un posto sulle barche

una velista- scrittrice commenta la notizia del cambio di regole del giro del mondo in equipaggio che vuole potenziare le “quote rosa”. “Ma nel mondo marittimo così spiccatamente maschile – c’è poi così tanta differenza tra uomini e donne?” di Laura Canepuccia la stampa.it 24 ottobre 2016

Le onde che frangono sullo scafo. Il rumore del vento sulle vele. La necessità di mettersi alla prova. Tutto questo è tanto altro sono gli elementi che spingono l’essere umano a competere. Ma in un mondo del mare così spiccatamente maschile c’è poi così tanta differenza tra uomini e donne?


Anne Liardet, Babeth Coquelle, Sally Barkow, Cecilia Angioni, Charlotte Consorti, Clare Mary Francis, Dawn Riley, Florence Arthaud, Tracy Edwards, Helena Darvelid, Carolijn Brouwer, Sofie Ciszek, Jessica Watson, Dee Caffari, Karen Leibovici, Jeanne Socrates, Alessandra Sensini, Chabaud Catherine, Kay Cottee, Cecilia Carreri, Abby Ehler, Silvia Sicouri, Daniela Klein, Marie-Claude Favrox, Margherita Pelaschier, Anna-Lena Elled, Ellen Macarthur, Isabelle Autissier, Ida Castiglioni, Federica Salva, Flavia Tagliarini, Emma Sanderson, Libby Greenhalg, Jeanne Barret, Samantha Brewster, Samantha Devies, Paola Pozzolini, Susanne Beyer, Sarà Hastreiter, Stacey Jalkosn, Annie Lush, Laura Dekker, Elodie Matteraux, Justine Matteraux, Liz Wardeley…


Queste sono alcune delle donne che nonostante la chiusura hanno ottenuto risultati incredibili, vittorie e primati mantenuti per anni prima che altri regatanti, anche uomini, le battessero.


In riferimento alle opinioni espresse per il cambiamento delle regole riguardo la Volvo Ocean Race dalle tre voci citate nell’articolo articolo di Fabio Pozzo, ritengo che la lista sia una chiara evidenza della professionalità e delle capacità che le donne hanno già dimostrato. Le regatanti non hanno più bisogno di guadagnarsi un posto su queste belve di carbonio. Purtroppo queste opinioni sui cambiamenti della Volvo Ocean Race non sono che la punta di un iceberg lavorativo e competitivo dove alle donne, pur vivendo nel 2016, non viene riconosciuto il vero valore.

Un articolo molto interessante di Luigi Spagnol editore, con una chiara analisi del mondo della letteratura, mette in evidenza che lo spazio lasciato al mondo femminile non è paritario. Queste le parole dell’uomo Spagnol: ” E allora la domanda è perché? Per una donna, forse, la risposta è abbastanza semplice, perché viviamo in una società maschilista. Ma io non sono una donna e mi chiedo perché lo facciamo? Qui la risposta mi sembra più complessa. Non è difficile capire cosa ne ricaviamo: potere, controllo e con essi soldi, autostima, gratificazione. Ma a che prezzo le paghiamo? Non a che prezzo le pagano le donne, non a che prezzo le paga la società: a che prezzo le paghiamo noi maschi? Per un potere effimero, falso perché ottenuto con la prepotenza e con la negazione. È ancora oggi, nonostante tutte le prove contrarie, a non voler capire, a non voler capire, a non voler ascoltare.

http://www.lastampa.it/2016/10/24/societa/mare/cara-volvo-ocean-race-le-donne-non-devono-conquistarsi-un-posto-sulle-tue-barche-LLd2WOYnNTF8i4iDUURLoO/pagina.html

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

otto − 7 =