il primo Atlantico. da Sotogrande a Madeira

Sfrecciamo su una Kawasaki degli anni ’80 a 190km/h sul raccordo anulare. Per fortuna lui ha esperienza, tanto da insistere per mettere lo zaino davanti sul serbatoio invece di lasciamelo sulle spalle. Il vento è così forte che sarei stata portata via sicuramente. L’avventura inizia da quel momento.

Il colloquio via skype di qualche giorno prima era stato veloce. Abbiamo scambiato solo qualche battuta, ma ci siamo piaciuti subito: io, il boss e il capitano. Di nuovo il caso mi porta lontano dalla solita vita di mare nel Mediterraneo. Mi erano bastati due giorni in toscana, in visita dal mio primo comandante, per capire che la realtà del “son più fico io!” proprio non fa per me. Ho bisogno di altro.

Sul cavallo meccanico le folate di vento fanno scuotere la testa a me e al mio ganzo. Sembra quasi che ambedue dicessimo, no dai non andare! Eolo parla per noi. Un saluto veloce. “Spero riusciremo a sentirci”. Nel futuro prossimo 5 mesi di imbarco su un catamarano di 60 piedi per la mia prima traversata Atlantica. Tutto da scoprire. 

Dopo neanche 2 ore di volo mi ritrovo a Malaga. Il tassita mi fa subito capire che sono in Spagna. Caldo, accogliente, chiacchierone. Guida per una buona mezz’ora fino ad arrivare a Sotogrande. Attraversando la sbarra che permette l’accesso nel recinto senza fine ai miei occhi , rimango basita davanti al mondo stile Trouman show che mi si para davanti. Tutto è immacolato, tutto ordinato. I giardini sembrano usciti da una rivista patinata. Ad un esame più approfondito delle persone che si aggirano in questo mondo non mi stupirebbe vedere circuiti elettrici al posto delle vene. Di notte a bordo faccio sogni inquietanti degni dei migliori registi dell’orrore ambientanti in questa Gate Comunity. Giardini perfetti, bambini perfetti, barche perfette, case perfette…. poi un giorno scappo via per una passeggiata e camminando… Acchhh! Schiaccio una cacca di cane. Ma allora non tutto è virtuale! È quasi un sollievo! La settimana vola via veloce preparandomi per la traversata nel mio settore. Cucino ininterrottamente per un paio di giorni e riesco a riempire di leccornie il freezer di bordo.

Mercoledi 23 aprile salpiamo. È l’alba. Il cielo è meraviglioso. L’equipaggio è fatto. Siamo io, Rodrigo, John, Richard e Tavvy. Gli ultimi due li ho incontrati la notte prima di salpare. Sembrano ok. Già in lontananza vedo le Colonne d’Ercole. Enormi si alzano nel cielo evidenti a segnare la fine del conosciuto per entrare nell’ignoto.

la colonna d’Ercole europea

Appena usciti dallo stretto… ansia profonda. Tutti mi hanno parlato di questo benedetto respiro del grande mare. C’è anche chi, a suo dire, non si è mai veramente abituato. Madre de dios! Ed io che passerò la maggior parte del mio tempo sottocoperta! Ma la mia “buona stella” mi ha portato a fare la prima traversata su un catamarano. Ed io dico per fortuna. La dinette e la cucina sono sopra in una specie di veranda finestrata a 360°. Amic* che colpo di fortuna!!! Mica ci avevo pensato!

sun rise on the ocean

 

All’inizio la grande onda oceanica mi ha messo un po’ alla prova. Bruciore di stomaco e un po’ di giramento di testa. Per fortuna che il mio equilibrio ci ha messo poco ad abituarsi. Appena usciti dallo stretto ci ritroviamo circondati da decine e decine di barchette di pescatori marocchini. Lunghe reti ci fanno fare gincane senza fine per tutta la notte. La nostra prima tappa sarebbe dovuta essere, come da copione per una traversata che si rispetti, una delle isole delle Canarie. Ma il meteo ci ha fatto cambiare rotta. Siamo in Aprile e normalmente la traversata verso ovest si fa in novembre-dicembre. Il tempo in questo periodo è molto più variabile e gli alisei (trade winds dell’atlantico) sono totalmente incostanti. Prua su Madeira.

Quanto mi piace questo comandante? Mille punti! Lui non è tranquillo, è super tranquillo. Parla lentamente a voce bassa, va lento, non è mai stressato. Con uno come lui ci lavorerei a vita. Rodrigo messicano da sempre l’uomo dei grandi oceani ha iniziato in Polinesia con i navigatori della zona. Li ha imparato a conoscere i grandi mari e ad orientarsi con le stelle e il sole. Oceanografo è uno dei maggiori esperti di balene. Ha partecipato a decine di spedizioni in tutti i mari per studiare i mammiferi più grandi del mondo.

porto di Madeira

Madeira, un bellissima isola nell’oceano. Dal punto di vista naturalistico veramente molto interessante ma troppo, troppo abitata. Circa 250 milioni di abitanti e una marea di tunnel nuovi che quando vai a fare un giro in macchina passi più tempo sotto terra che davanti a paesaggi da capogiro.

Madeira la costa

Piante bellissime spontanee, che io da flower designer ho sempre acquistato a prezzi proibitivi qui crescono sul ciglio della strada.  Riusciamo a fare una giro esplorativo ma con noi c’è anche il boss. In macchina con l’aria condizionata a manetta ci saranno 12 gradi. Lo shock termico, ogni volta che riesco a mettere il naso fuori dall’abitacolo, mi fa sbarellare. Riusciamo ad avventurarci anche in montagna. 

in montagna a Madeira

Pazzesca! Vulcanica in ogni suo aspetto, tagliente in ogni suo anfratto, l’isola si scopre ai miei occhi molto più affascinante di quanto mi aspettassi. Presto si partirà.

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