in compagnia di Vittorio Garatti

Toc toc toc. È ancora Silvana che mi parla via messenger. Sono le 22. Mi ha appena inviato una foto del nostro comune amico Vittorio. È per colpa sua che ci siamo conosciute. Non siamo amiche reali ma virtuali. Ma nulla cambia. La sua presenza è chiara e forte. È come se le nostre anime, come accade poche volte nella vita, si riconoscessero.

Grazie a lei sono riuscita a salutare Vittorio. Il suo numero lo persi insieme all’ultimo cellulare caduto in mare. Conobbi Vittorio appena tornata dal mio viaggio nel profondo nord…

Stanca ma felice mi ritrovo in barca del mio, allora, compagno.

Non so se voglio essere cullata ancora dal mare. Sono veramente senza forze. Nelle ultime due settimane, dopo il volo Longyearbyen-Roma, ho dormito. Le mani hanno lentamente iniziato a muoversi e il freddo accumulato nei 5 mesi oltre il circolo polare artico si è sciolto. Siamo a Ponza. Svogliatamente mi muovo sulla coperta. Michele mi ha convinta a rimanere in barca con lui per questo charter. L’ospite che aspettiamo mi dice è speciale!

Vittorio a bordo
Foto di Mic Isman

L’omino curvo che vedo lentamente arrivare verso di noi mi trasmette tranquillità. Appena riesce ad avvicinarsi e i nostri occhi si incontrano… una scintilla accende il mio cuore. Pace, purezza, vita! Parla con un accento strano, un mix tra milanese e spagnolo. Lento ma saldo si fa largo e esplora l’imbarcazione. Prima di partire andiamo a prendere le ultime provviste. “Voglio venire anche io!” esclama sicuro Vittorio. Sceso mi prende sotto braccio. Il calore che emana è come l’azzurro puro dell’oceano. “Può mancare tutto a bordo ma non dell’havana club!” afferma chiaro il nostro ospite. Dopo aver recuperato il necessario e il rum torniamo a bordo… è tardi ci fermiamo in rada a Ponza. Adoro quest’isola. Ogni angolo è un paradiso a se.

Palmarola in fiore

Il canuto personaggio è un uomo colto, che non si pone mai al di sopra degli altri. Paliamo di tutto. Dell’Italia che va a rotoli, dell’ignoranza fatta passare come virtù, dell’arroganza e dell’individualismo come unica modalità di relazionarsi e di vincere nella nostra misera patria divulgata da ogni tipo di mezzo di comunicazione. È stanco e dopo aver bevuto il suo amato Havana se ne va a dormire.

I giorni si susseguono e più passo del tempo con Vittorio e più me ne innamoro. Solo dopo alcuni giorni inizia a raccontarsi. Migrato a Cuba, subito dopo la rivoluzione, chiamato dai due mitici personaggi Fidel e il Che, per realizzare uno dei progetti più belli e ambiziosi del mondo: le scuole d’arte di Cuba realizzate nell’esclusivo country club dove neanche il dittatore Batista era ammesso. Un progetto enorme, il più alto centro di formazione artistica gratuito del latino America. Il progetto non ha regole, nessuno dei tre architetti viene vincolato se non dal fatto di utilizzare i mezzi e i materiali che Cuba può permettersi.

Progetto di Vittorio Garatti. Scuola di balletto a Cuba

E mentre le scuole vengono lentamente realizzate ogni parte terminata viene vissuta immediatamente dagli studenti.

https://www.youtube.com/watch?v=_tAvW92LmIw&t=589s

Le chiacchiere serali si fanno sempre più malinconiche. Più ci si addentra nella vita cubana lasciata a malincuore da Vittorio più i suoi occhi e il suo cuore si addolciscono facendo trapelare il suo grande sogno. Sono anni che ci lavora. Tutte le sue energie sono incentrate a racimolare soldi e sponsor per terminare questo meraviglioso progetto.

Snorkeling con Vittorio
Foto di Mic Isman

Ponza e Palmarola ci regalano momenti incredibili. Pur avendo una ipercifosi costringendolo a posture sicuramente dolorose, Vittorio tutti i giorni nuota una mezz’ora. Ci dedichiamo a snorkeling andando ad esplorare le meraviglie delle isole.

Io e Vittorio
Foto di Mic Isman

I giorni volano troppo veloci. Prima di partire mi fa recapitare da Milano il libro da cui estrapolerò la citazione iniziale del mio libro.

Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo ne finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e praticamente non finisce mai, dato che il nastro della memoria continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati. E’ il virus del viaggio, malattia sostanzialmente incurabile.” Ryszard Kapuscinski

Mi ha scoperta, ha riconosciuto la mia anima pur avendo condiviso insieme solo pochi giorni. Peccato che abbia “qualche”anno più di me se no me ne sarei innamorata follemente, e forse un po lo sono.

Quello che porto via con me da un incontro come questo? Amore per la vita, concedersi la gioia di sognare per poi agire per far si che i sogni possano divenire realtà.

L’unica nota negativa? Il progetto delle meravigliose scuole d’arte a Cuba ancora non è stato portato a termine. Se fossi una miliardaria saprei sicuramente dove investire i miei soldi.

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