avventure terrestri con un comandante vero

Sono mesi che sono a terra. Sono sbarcata dal bellissimo veliero della stagione il 31 settembre. Vivo a Palma de Mallorca da un po’. Ho deciso di infilare qualche radice qui. Per noi viandanti, lo sono ormai da quando ho 18 anni, trovare un luogo dove fare cuccia non è una cosa facile.

Mallorca l’ho scelta un giorno camminando su una spiaggia a Fuerte Ventura. L’oceano era mastodontico. Le onde enormi frangendosi sulla battigia sprigionavano vapore salato. Al tramonto lo spettacolo è diventato incredibile. Vapori arancio oro. Cielo blu. Sabbia bianca. Li, razionalmente, dopo anni che me lo ripetevo che volevo passare meno giorni possibile a Roma, la mia città, ho messo tutto sul piatto:
voglio un’isola non troppo piccola, voglio una montagna, voglio cultura, voglio vela, voglio multiculturalità, voglio una temperatura mite con tanti giorni di sole.

Esplorando Maiorca

Era lei non poteva essere un’altra. Cambiare vita nuovamente. Ho inziato a esplorarla in maniera assidua da fine ottobre.
Con una macchina a noleggio per due soldi ho gironzolato parecchio. Parchi, spiagge montagna e piccoli Pueblos. Una parte di queste avventure mi è capitato di farle con Roland.

Roland sull’arco

Conosciuto in un progetto di permacultura cittadina che stavamo seguendo assieme, abbiamo provato il birvido d’estasi Maiorchina. Sin dalle prime battute ho capito che eravamo fatti di una pasta simile io e l’italo francese. Anche lui migrato all’estero, anche lui navigante, anche lui cuoco, anche lui amante dell’arte. Nell’espolare la Sierra Tramuntana ho capito subito che lui fa parte della categoria porsone di cui fidarsi, con cui condividere. Uno di quei comandanti che invece di guardarti dall’alto al basso, dopo due manovre si instaura l’intesa e la fiducia. E se fai una cazzata… beh capita a tutti.
Durante le escursioni esplorative parliamo non stop delle nostre avventure. I suoi racconti di mare mi intrigano fin dentro l’anima. Ha iniziato in Sardegna da ragazzino, per poi migrare in Bretagna dove ha fatto l’istruttore per la mitica scuola de “le glenans” per diversi anni. Si è imbarcato come pescatore nei freddi mari dell’Irlanda. Quei racconti mi lasciano a bocca aperta. Fino a specializzarsi nella preparazione delle barche da regata. Dopo 20 anni finalmente realizza il suo sogno: la Minitransat.

Roland sulla sua barca

Si parte dalla Francia, un solo stop a Lanzarote, per approdare in Guadalupe. Il tutto su una barca di soli 6.5mt. A me, che ho sempre navigato su barche grandi, ha sempre affascinato e allo stesso tempo impaurito, l’idea di come potrebbe essere navigare le onde oceaniche da un guscio piccolo come quello. È il 19 settembre 2015 quando salpa da Douarnenez. Le regole di questa traversata in solitaria sono rigide: nessun contatto con la terraferma ne satellitari ne internet, c’è la sola possibilità di scaricare, quando si riesce, i bollettini meteo. Tutte le scelte tattiche sono nelle mani del comandante. Roland mi cattura con i suoi racconti di veglia/sonno e delle grandi esperienze fatte durante questa mitica regata. L’anima di queso uomo mi piace assai, sincera, delicata, avventurosa, energetica, stimolante.
Pur avendo un pogo2 “vecchiotto” lo rimette a lucido lui stesso e con un budget estremamente limitato raggiunge Guadalupe in un’ottima posizione. Lui tuttavia non è spinto a partecipare alla regata solo dalla competizione agonistica, ma è la competizione con se stesso e il sogno che diventa realtà. Di 72 barche partecipanti solo 55 arrivano a Guadalupe, Roland si piazza al 14 posto. Chapeau capitano!

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